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Leopoldo Cicognara

Francesco Leopoldo Cicognara è stato il primo presidente dell’Ateneo Veneto. Nato a Ferrara nel 1767, la sua personalità si distingue per le opere letterarie e per le questioni estetiche e artistiche del suo tempo. Muore a Venezia nel 1834.
Nel panorama storico dell’Italia napoleonica, il profilo culturale di Francesco Leopoldo Cicognara si contraddistingue sia per una sensibilità di matrice pre-romantica, sia per una produzione letteraria e una riflessione critica sintonizzate sulle questioni estetiche ed artistiche di primo piano e di attualità.
Nato a Ferrara il 26 novembre 1767 dal conte Filippo e da Luigia Gaddi di Forlì, Cicognara fu sottoposto a un’educazione consona allo status nobiliare della famiglia di provenienza: nel Collegio dei nobili di Modena si compie infatti la prima tappa di un solido quanto sofferto cursus honorum, ecletticamente orientato verso varie discipline umanistiche e scientifiche, quali ad esempio la pittura, le lettere, la poesia e la fisica. Pur nella logica encomiastica della commemorazione funebre Ferdinando Malvica non mancava di alludere alle varie difficoltà incontrate dal Cicognara in relazione alla rigida disciplina che sostanziava il sistema didattico del collegio modenese dove era giunto non ancora decenne e dove era rimasto per nove anni. Soltanto allora la svolta: all’età di 18 anni, Cicognara riesce a svincolarsi dall’ambiente provinciale di origine, grazie a un viaggio a Roma dove entra in relazione con personaggi dell’aristocrazia romana e dell’élite culturale, principalmente rappresentata dalle famiglie Colonna, Bernini e Borghese; qui frequenta l’Accademia del Campidoglio e di San Luca. Ammesso successivamente in Arcadia, conosce nel 1788 Vincenzo Monti. E’ di questo periodo la pubblicazione del poemetto Le belle arti, e de Il mattino, il mezzogiorno, la sera e la notte (noto anche come Le ore del giorno), dove approfondisce – con stile da lui stesso definito, auto-condannandosi, “didattico e filosofico” – il tema dell’imitatio e del Bello ideale, interpretati secondo una connotazione filosofica di matrice sensista.
Conclusa l’esperienza romana, nel 1790 è di nuovo a Ferrara per passare più tardi a Venezia, tra l’estate 1791 e il maggio 1792, dove pare interessarsi agli ultimi risvolti della politica francese e ai racconti dei fuoriusciti della Rivoluzione.
Il 16 ottobre 1794 contrae matrimonio con Massimiliana Cislago, da cui avrà l’unico figlio, Francesco, nato il 16 dicembre 1795, e grazie alla quale entrerà in contatto con il letterato padovano Melchiorre Cesarotti. Dopo un periodo trascorso a Ferrara, la coppia si trasferisce a Modena: soggiorno che s’interrompe con un nuovo ritorno nella città estense in occasione dell’arrivo dei francesi e dei relativi festeggiamenti per l’innalzamento dell’albero della libertà. Cicognara partecipa attivamente alla vita politica contemporanea, in linea con ideali e speranze di carattere patriottico: nel 1796 aderisce alla Giunta di difesa generale stabilita a Modena, di cui diventa presidente per nomina diretta di Napoleone; nel 1797 è inviato a Imola e a Ravenna per costituire un governo democratico per entrare poi (in novembre) a far parte del Consiglio legislativo della Repubblica cisalpina, a Milano. Viene quindi inviato a Torino (gennaio 1798) come ministro plenipotenziario della Repubblica presso i Savoia. Compiuta la missione torinese si accinge a compiere vari viaggi in Europa e in Italia, giungendo anche a Genova, da dove è però costretto a fuggire clandestinamente in direzione di Parigi, occasione di un nuovo incontro con Napoleone. Nel 1803, sospettato di aderire al movimento degli unitari italiani, viene condannato all’esilio in Toscana, dove stringe amicizia con Gino Capponi; un anno dopo, perdonato da Napoleone, riacquista a pieno titolo la propria funzione politica, culminata nella nomina a Consigliere di stato del Regno d’Italia, nel giugno del 1805. Il 1808 segna il passaggio dalla carriera politica all’impegno nello studio letterario e artistico: dimessosi dalla carica di consigliere, riprende a dipingere (attività che lo aveva accompagnato dal periodo della formazione scolastica) e a meditare su varie questioni di natura artistica, assumendo una precisa presa di posizione in senso filosofico. Conseguenza pressoché immediata della recente svolta è il trasferimento a Venezia e la successiva nomina a presidente dell’Accademia di Belle Arti istituzione che risentirà della sua presenza attraverso una continua attività di aggiornamento culturale volta a introdurre concetti di tutela, promozione e produzione effettiva del bene culturale. Connessa alla nuova carica è la sua prolusione Sulla origine delle Accademie di Belle Arti e la successiva denuncia del clima di burocratizzazione dell’istituto accademico nell’età della Restaurazione, nell’articolo Della istituzione delle Accademie di Belle Arti in Europa, scritto tra il 1818 e il 1823.
Nel 1812 occupa per primo la carica di presidente del neo-istituito Ateneo Veneto, per il quale redige lo statuto e imposta un programma culturale ben definito. La produzione letteraria, critica e storiografica – derivata da tale posizione di preminenza nella scena culturale veneziana – è piuttosto ampia e conosciuta: si ricordi ad esempio il trattato di estetica Del Bello (1808), costituito da sette Ragionamenti in cui confluiscono suggestioni di varia matrice filosofica, dall’estetica kantiana e l’evoluzionismo illuministico, fino al pensiero sensista e il materialismo storico e la Storia della scultura, opera di capitale importanza nella sua produzione critica, pubblicata a più riprese (il I tomo nel 1813; il II nel 1816, il III nel 1818; e la nuova edizione di Prato del 1823) e impostata su un metodo storiografico di matrice neoclassica. Principale punto di riferimento è tuttavia un sistema concettuale storiografico di chiara memoria vasariana, in particolare per l’utilizzo dello schema evolutivo/biologico della parabola artistica, nonostante sia da sottolineare l’introduzione di alcune considerevoli novità come, ad esempio, l’interesse per il Romanico e le cosiddette “arti minori”, oltre che un’apprezzabile apertura all’attualità.
Seguono altri studi e opuscoli di critica e storiografia artistica: Dei quattro cavalli riposti sul pronao della Basilica di San Marco (1815), riflessione storica legata alla ricollocazione della quadriga marciana sulla facciata della basilica; Le fabbriche più cospicue di Venezia, un’opera sull’architettura veneziana realizzata con la collaborazione di Antonio Diedo, segretario dell’Accademia delle Belle Arti, e Giannantonio Selva, architetto e professore accademico, opera edita nel 1815 e 1820 per le edizioni di Alvisopoli. Al 1823 risale invece la Biografia di Antonio Canova, di cui il Cicognara era grande amico e sostenitore, come attesta da una parte la sua scelta di destinare parte dei 10.000 zecchini avuti in occasione delle nozze di Francesco I d’Austria per la realizzazione canoviana della Polimnia e, dall’altra, il suo impegno (nel 1827) per l’inaugurazione del monumento allo scultore nonostante la scarsità di fondi. Va ricordato inoltre, per il carattere innovativo, il saggio del 1823 sulla calcografia: ulteriore prova del suo interesse eclettico per le varie forme della produzione artistica.
Numerose e non prive di interesse storico sono altre pubblicazioni di natura occasionale e retorica, come ad esempio orazioni e prolusioni lette all’Ateneo e all’Accademia di Belle Arti insieme a una notevole produzione epistolare. Una spia della considerevole statura culturale di Cicognara è infine costituita dal Catalogo ragionato della sua biblioteca, messa in vendita in seguito a un dissesto finanziario. Ripercorrendo tale compilazione – puntuale e analitica – si contano circa cinquemila titoli: una testimonianza efficace della privata attività di studioso bibliofilo e di bibliografo d’arte, interrotta soltanto con la morte, avvenuta a Venezia, dopo una lunga malattia, il 5 marzo 1834.

BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE
F. Malvica, Elogio del conte Leopoldo Cicognara, Palermo 1834.
G. Romanelli, ad vocem Cicognara, Leopoldo in Dizionario Biografico degli Italiani, vol. XXV, Roma 1981, cui si rimanda anche per ulteriore bibliografia.
Scheda a cura di Loredana Pavanello

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