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Francesco Aglietti

Francesco Aglietti, succeduto a Leopoldo Cicognare nel 1817, è stato presidente dell’Ateneo Veneto fino al 1822. Nato a Brescia il I novembre del 1757, è considerato un grande rappresentante della cultura illuminista. Moure a Venezia il 3 marzo 1836.

Francesco Antonio Melchiorre Aglietti nasce a Brescia il I novembre 1757 da Giambattista, discendente di una nobile famiglia aretina e da Angela Grisser, di famiglia civile bresciana.
La famiglia, dopo un certo tempo, è costretta a seguire il padre, studioso di scienze economiche, trasferendosi a Padova. Qui Francesco entra in Seminario all’età di otto anni e mezzo per compiere gli studi medi e superiori, rivelando fin dall’inizio una certa versatilità, in particolare per la lingua latina e le lingue straniere (inglese e francese). All’età di diciassette anni si iscrive allo Studio di Padova, dove consegue la laurea in medicina; dopo un periodo di perfezionamento presso gli ospedali di Bologna e di Firenze, si stabilisce nel 1780 a Venezia, dove inizia a praticare la professione come umile medico dei poveri, presso la parrocchia di San Maurizio. In seguito si distingue non solo come valente dottore, ma anche come uomo di cultura, di una notevole erudizione di matrice enciclopedica: per questo Aglietti è considerato un tipico rappresentante della cultura illuministica, aperto a un ventaglio di interessi di varia natura.
Segno evidente di tale eclettismo è il costante impegno per il giornale di medicina da lui fondato nel 1793 in collaborazione con Antonio Gualandris e Stefano Gallino, Il Giornale per servire alla storia ragionata della medicina di questo secolo, che diresse fino al 1800, con il fondamentale contributo dei più valenti colleghi del tempo, insieme alle Memorie per servire alla storia letteraria e civile, compilato fino alla fine dello stesso anno per l’editore Pietro Pasquali.
Notevole è inoltre il percorso accademico di Aglietti a Venezia, dove ricoprì varie cattedre: di anatomia (dal 1798 al 1803, nella scuola che egli stesso fondò), di medicina pratica all’Ospedaletto (dal 1803 al 1809) e di clinica medica presso l’Ospedale degli Incurabili (dopo il 1809). Fra le altre cariche va ricordata la nomina, nel 1811, a direttore dell’ospedale civile; nel 1814, a protomedico del Magistrato di sanità marittima e infine, nel 1816, a consigliere di governo, a Venezia: segnali di un riconoscimento tecnico-scientifico da parte asburgica che superava i sospetti e le diffidenze verso le idee democratiche e il passato da municipalista di Aglietti.
La produzione relativa all’attività medica sebbene non sia di ampio respiro, è comunque interessante dal punto di vista del contributo alla cultura scientifica del tempo, come del resto è possibile individuare fin dal Discorso accademico (edito nel 1804), pronunciato in occasione della nomina a professore di medicina pratica, concernente la «costanza delle leggi fondamentali dell’arte medica» e, soprattutto, nella Memoria sulla litiasi delle arterie, letta alla Società di medicina di cui fu nel 1789 uno dei promotori, nel 1803 presidente e dal 1807 segretario perpetuo.
Accanto a ciò va tenuta presente una produzione minore, condensata nei numerosi articoli pubblicati nel suo «Giornale» e negli Atti della Società veneziana di medicina, miranti a puntualizzare la propria specifica posizione in relazione al mondo scientifico e, di fatto, alla sua attività di rivalutazione dell’anatomia pratica. Del 1830 è invece la pubblicazione della traduzione del De causis et sedibus morborum di Giambattista Morgagni, frutto di un paziente lavoro di traduzione e selezione del materiale, iniziato nel 1812, e finalizzato a rendere accessibili a un pubblico allargato le fondamentali nozioni anatomico-patologiche del noto medico padovano.
Accanto all’attività più specificamente scientifica, Aglietti si dedicò ad alcune riflessioni sui più svariati temi di natura letteraria, artistica e politica: fra il 1792 e il 1794 curò l’edizione dell’Opera omnia di Francesco Algarotti, stampata a Venezia presso Carlo Palese; del 1808-1810 è invece una relazione accademica sui lavori della Società di medicina, mentre al periodo fra il 1812 e il 1815 risalgono altri tre interventi relative ai lavori dell’Ateneo. Nelle Memorie furono poi pubblicati altri temi, fra cui ricorderemo: l’Estratto della storia pittorica dell’Italia inferiore di Luigi Lanzi; il compendio dell’ottantesimo volume delle londinesi Transazioni filosofiche; il riassunto della Memoria geologica di Ermenegildo Pini circa le rivoluzioni del globo; la sintesi dei Viaggi di Lazzaro Spallanzani nel Regno delle due Sicilie e negli Appennini. Aglietti pronunciò inoltre vari elogi, fra i quali l’Elogio storico di Jacopo e Giovanni Bellini, in cui è di notevole rilievo la retrodatazione della Pala di San Giobbe al 1473, allora comunemente assegnata al 1510 e oggi riportata al 1495 ca. Non va dimenticato infine il Discorso politico al popolo di Murano del 1797 in cui traspaiono le idee innovatrici e democratiche di Aglietti che fu, peraltro, tra gli elettori del Collegio dei dotti e tra i membri pensionari dell’Istituto italiano.
La sensibilità del medico unita a precisi interessi culturali hanno segnato la sua attività in Ateneo Veneto, come dimostrano i vari interventi depositati presso l’archivio dell’istituto e, in particolare, la sua preoccupazione per la situazione di stallo che ne bloccava la dinamica culturale (si veda, a questo proposito, il discorso del 7 maggio 1818).
Presidente dal 1817 al 1822, Aglietti era divenuto socio dell’Ateneo Veneto fin dalla prima tornata del 1812, per essere subito nominato (12 gennaio) Segretario per le scienze – occasione per cui ha lasciato un discorso di prolusione – e successivamente, il 25 gennaio 1816, Segretario perpetuo, carica alla quale rinuncia il 31 dicembre 1819, come risulta dalla documentazione dell’archivio storico.
Uomo di vasta e raffinata cultura, Aglietti lasciò una biblioteca di 10.000 volumi, composta delle migliori opere di medicina e chirurgia oltre che di altri testi legati a ogni branca del sapere, e una collezione di stampe che, sebbene non particolarmente numerose, rappresentano il frutto di una rigorosa ed efficace opera di selezione.
Morì a Venezia il 3 maggio 1836, dopo un lungo periodo di sofferenza dovuto a un colpo apoplettico risalente all’agosto del 1829: Aglietti fu commemorato nel 1842 dallo scultore Ferrari, con un monumento tuttora presente nella Sala di lettura dell’Ateneo Veneto, segno di stima e riconoscimento da parte dei contemporanei che avevano beneficiato della sua presenza nel microcosmo culturale veneziano.

BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE
P. Zannini, ad vocem Aglietti, Francesco, in Biografia degli italiani illustri, a cura di E. De Tipaldo, vol. III, Venezia 1836, p. 291.
M. G. Levi, Delle lodi di Francesco Aglietti, medico e letterato veneziano, Venezia 1836.
C. Musatti, La prima lezione di anatomia del dottor Francesco Aglietti in Nel centenario della dottrina di Tommaso Rima sulle varici, Ospedale civile di Venezia, 1925, pp. 49-72.
Dizionario Biografico degli Italiani, ad vocem Aglietti, Francesco, vol. I, Roma 1960, cui si rimanda per ulteriore bibliografia.
M. Gottardi, L’Austria a Venezia. Società e istituzioni nella prima dominazione austriaca 1798-1806, Milano 1993, p. 215 e nn., 243 e 273.
Scheda a cura di Loredana Pavanello

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