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martedì 12 Febbraio 18:30

Aula Magna

Programma accademico

Medici, spezieri e saltimbanchi, nella Serenissima e oltre

Ateneo Veneto e Ciso Veneto
Medici, spezieri e saltimbanchi, nella Serenissima e oltre
Dalle acque curative del Goldoni alle acque per una buona tavola
Relatori: Paolo Antonetti, Giorgio Moretti e Nelli-Elena Vanzan Marchini

La qualità dell’acqua nella vita, nell’alimentazione e nella salute è oggetto dell’ultima lezione del ciclo di conferenze di Storia della Sanità del Veneto. A dibatterne sono Paolo Antonetti, Giorgio Moretti e Nelli-Elena Vanzan Marchini. Il Goldoni ne “La finta ammalata” fa prescivere dal dottor Onesti dell’acqua di pozzo come rimedio, certo migliore di una cattiva medicina. L’acqua dolce a Venezia era un bene raro e prezioso, custodito e distribuito dalla ingegnosa organizzazione dei pozzi cittadini. L’acqua salsa del mare costituiva un forza purificatrice della laguna e della città, ma con le gelate invernali si trasformava in una morsa mortale che isolava Venezia dalle sue fonti di approvvigionamento idrico in Terraferma. L’acqua, sia dolce che marina, costituiva l’habitat per il pesce che rappresentava una delle pietanze ricorrenti nella cucina veneziana. Quando la buona tavola scoprì le acque minerali, si passò dalla caraffa alla bottiglia e si aprì un nuovo mercato con la necessità di particolari forme di controllo e di garanzia di questo prodotto industriale. Una storia dell’acqua è dovunque interessante e complessa, ma a Venezia è particolare e intrinseca alla Civiltà Anfibia che ha inventato una città e ha organizzato la propria sopravvivenza gestendo i precari equilibri fra le acque dei fiumi e del mare.

 

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