Ateneo Veneto

L'Archivio

Nella sezione antica dell'archivio dell'Ateneo Veneto sono conservati gli atti prodotti dall'istituzione in un arco di tempo di circa centocinquanta anni, dall'inizio, nel 1812, fino al 1960 circa. La documentazione è contenuta in 108 faldoni o buste a cui si aggiungono le serie dei registri dei verbali del Corpo Accademico, del Consiglio Accademico e delle sedute di Presidenza, i verbali delle Letture Accademiche ed il Protocollo Generale. Oltre alla documentazione propria dell'Ateneo si conservano gli atti rimasti relativi alla tre accademie culturali dalla cui concentrazione nacque l'Ateneo. Sono in tutto sei faldoni. Giunta in questa sede, assieme ad altra documentazione relativa ai primi anni dell'Ateneo, si conserva una busta con documentazione personale di Francesco Aglietti, acquistata negli anni attorno al 1839 da Giandomenico Nardo direttamente dalla vedova di Aglietti.
L'istituto ha conservato i propri atti in modo discontinuo, almeno per quanto riguarda il periodo per noi meno conosciuto, cioè dalla sua nascita fino alla seconda metà dell'Ottocento, nonostante che, sia nei suoi Regolamenti come negli Statuti, sin dall'origine sia ben vivo l'interesse per la conservazione e custodia dei propri documenti.
Il primo ordinamento dell'archivio documentato è quello operato nel 1839 da Neu Mayer che sostituì Giuseppe Bonfandini nella carica di Archivista dell'Ente. Egli si premurò di separare gli atti per anni dal 1791 fino al 1839. Come egli stesso specifica, giustificando il proprio operato, nella serie sono comprese tre epoche distinte: la prima dal 1791 al 1811 include gli atti della Società Medica, dell'Accademia delle Belle Lettere e dei Filareti, escluso ciò che ha rapporto all'istituzione dell'Ateneo; la seconda dal 1811, include tutti gli atti relativi all'istituzione, fino al 1839; la terza iniziava col giorno d'inizio della carica del nuovo archivista. Neu Mayer corredò gli atti di tre repertori alfabetici, ognuno relativo ad un'epoca, per il loro reperimento all'interno delle buste e dei fascicoli in cui li aveva distribuiti. Redasse un protocollo delle carte arretrate dall'anno 1811 in poi ed un altro per le carte dal 1839, il primo di questi protocolli risulta al momento mancante.
Il sistema sembra ancora vigente nel 1885 se De Kiriaki, il nuovo incaricato dell'archivio, nella relazione sullo stato della documentazione riferì che l'archivio era ordinato a fascicoli per annata senza alcuna distinzione di materia il che rendeva difficile il reperimento sia degli atti che delle memorie. Egli provvide a coordinare per materia gli atti, secondo un ordine logico, indicando in una speciale rubrica i soggetti assegnati. All'epoca De Kiriaki osservò che degli atti delle tre antiche accademie non rimaneva quasi nulla per dispersioni non recenti ricordate allora dai soci più anziani.
Ma non solo, egli constatò la mancanza di parecchie memorie e, per qualche anno, la mancanza totale degli stessi atti. Egli compilò un elenco cronologico di tutti i lavori letti o presentati all'Ateneo dalle sue origini fino al 1885, assieme all'elenco delle cariche sociali e delle aggregazioni dei soci. Lo scopo di tale lavoro era permettere la continuazione della cronaca dell'istituto, compito del vice presidente, che, come lamenta De Kiriaki, da troppo tempo era stato dimenticato.

Nel 1906, nell'assemblea del 22 dicembre, a seguito della consegna fatta dal commendator Paganuzzi di carte e documenti riguardanti la storia dell'Ateneo, si deliberò di incaricare un esperto d'archivio che esaminasse gli atti conservati decidendo quali fossero utili e quali inutili. L'incarico fu affidato il 22 giugno 1911 ad Andrea Da Mosto, archivista, socio dell'Ateneo e futuro direttore dell'Archivio di Stato di Venezia. Il Da Mosto, coadiuvato dal cancelliere Bonajuto, consegnò ufficialmente il 23 dicembre 1912, perché fosse archiviata, la rubrica compilata a partire dal 1882 che egli aveva aggiornato e risistemato. Prendendo spunto dal rubricario, aggiornato nel 1882 dal De Kiriaki, in cui erano segnati come voci gli argomenti o materie sotto cui erano raccolti gli atti, egli diede vita ad un titolario che sostituì, in quanto metodo più moderno, il rubricario. Le voci furono suddivise in XII categorie e relative classi. Tale titolario rappresenta ancora oggi il metodo di archiviazione anche se, nella pratica, chi si occupò della conservazione degli atti se ne discostò fin dal 1919. Infatti l'archiviazione proseguì secondo il sistema individuato dal Da Mosto solo fino a che rimase in vita il cancelliere Bonajuto. Alla sua morte, anche per cause contingenti, venne meno tale rigore. Durante il periodo della Prima guerra Mondiale l'attività dell'ente si ridusse fino quasi a sparire. Ad esempio nel 1918 gli incartamenti si riducono alla sola corrispondenza tra Consiglieri, Segretario e Presidenza dato che gran parte dei soci fuggì da Venezia e l'Ateneo fu chiuso. In questo frangente la morte del Bonajuto venne a sommarsi alle vicende storiche anche se fu sostituito temporaneamente dall'economo dell'istituto l'ingegner Bullo. Dal 1919 la suddivisione per categorie non fu più rispettata e la corrispondenza, così come gli atti, furono grossolanamente divisi per oggetto. In seguito gli atti furono raccolti e conservati sotto poche voci, distinti per anno anche se si continuò ad indicare le categorie riportandole sul dorso esterno dei faldoni.
Negli anni '60 circa si intervenne con un nuovo lavoro di riordino che comportò più che altro la sostituzione delle buste ed il compattamento delle serie. Nell'attuale lavoro di riordino, iniziato nel 1996 e concluso nel 1998, si è seguito il titolario del Da Mosto, che rimane, con le dovute modifiche, ancora attuale. Gli atti sono stati nuovamente suddivisi per categorie di appartenenza, raggruppati in fascicoli, raccolti in cartelle e conservati in busta. Ogni busta ha indicato sul dorso la categoria, la classe, e l'arco temporale a cui si riferisce. Un numero in ordine crescente permette di individuare ogni singola busta. Alla fine del lavoro di schedatura si è redatto l'indice dove è contenuta la descrizione del contenuto di ogni busta nel dettaglio per fascicoli. Il numero assegnato alle buste è il tramite tra la descrizione e le buste fisiche conservate nel deposito della biblioteca e, se si vuole consultare una determinata busta, è necessario indicarlo. Sono invece a parte, con numerazione a se stante, le serie dei registri e degli atti residui delle tre società antecedenti la concentrazione in Ateneo.
L'unico scarto di cui rimane traccia fu quello attuato negli anni Trenta di cui non si conserva l'elenco del materiale scartato.